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L’infanzia in Etiopia

La condizione dei bambini in Etiopia ed in generale nella maggior parte dei paesi del continente africano è drammatica. I principi e le norme sanciti  dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, approvata dalle Nazioni Unite nel 1989, sono in larga parte ancora disattesi. Un importante studio condotto dall’Istituto degli Innocenti “L’etiopia. Una realtà del continente africano” evidenzia un’infanzia fatta di povertà, malnutrizione, violazione dei diritti fondamentali ed a rischio di contrarre malattie infettive, spesso mortali.

Nelle zone rurali ed in quelle più remote la maggioranza dei bambini è “invisibile” perché non viene registrata alla nascita, l’anagrafe esiste ma solo nella città e la registrazione è onerosa per i genitori.
Le bambine sono costrette a sposarsi  presto e a lavorare in tenera età (7-8 anni), spesso sono vittime di discriminazioni, sottomesse alla volontà del padre e poi del marito, in molti casi non hanno accesso all’istruzione e sono vittime di mutilazioni genitali che causano gravi conseguenze fisiche e psichiche.

Il 'Rapporto UNICEF sulla condizione dell’infanzia' (2005)

In Etiopia la mortalità infantile sotto i 5 anni è molto elevata (166/1000) e  circa il 10 % dei bambini non supera l’anno di vita, dati nettamente superiori alla già drammatica media africana.
Le cause sono le scarse condizioni igienico-sanitarie, il limitato accesso all’acqua potabile che ha come conseguenza le frequenti malattie gastrointestinali le quali unite alla malnutrizione  e alla mancanza di farmaci, determinano  un numero elevato di decessi.

La malnutrizione: il 15% dei bimbi etiopi risulta sottopeso alla nascita e nei primi cinque anni di vita quasi la metà presenta sintomi moderati o acuti di malnutrizione e di conseguenza ritardi nella crescita.

L’accesso all’acqua potabile: una percentuale molto bassa della popolazione ha accesso all’acqua potabile (il 22%), ma con un divario notevole tra zone urbane e zone rurali.

Le vaccinazioni per l’infanzia: il governo etiope  finanzia soltanto il 18 % dei vaccini più comuni (tubercolosi, difterite, tetano, pertosse poliomielite ecc). Le strutture sanitarie spesso sono concentrate soltanto nelle zone urbane escludendo quindi quelle rurali e di conseguenza per gli abitanti diventa  molto difficile  raggiungerle. Oggi grazie ai programmi delle agenzie ed ai fondi delle Nazioni Unite la percentuale dei  minori che riceve almeno un vaccino è cresciuta notevolmente ma la situazione è allarmante. Si muore ancora per diarrea,  malaria, tubercolosi.

A livello sanitario l’AIDS resta in Etiopia la prima causa di morte (nel 2000 il paese era al terzo posto nel  mondo per numero di persone infette). I bambini possono essere contagiati dalla madre o rimanere orfani per la morte dei genitori. Purtroppo i farmaci antiretrovirali (in grado di mantenere sotto controllo la malattia anche per molti anni) sono ancora molto costosi a causa delle politiche a tutela della proprietà intellettuale messe in atto, a partire dagli anni 1990, dalle grandi multinazionali farmaceutiche che ancora oggi difendono i diritti di brevetto per  mantenere alti i profitti e a vantaggio dei loro interessi economici.
Oggi, dopo campagne di  denuncia, sentenze e accordi internazionali si stanno commercializzando i cosiddetti generici (prodotti da compagnie indiane a costi molto più contenuti) ma la lotta per garantire un adeguato accesso ai farmaci salvavita è ancora in corso. La malattia va a minare profondamente il tessuto sociale e familiare dell’Etiopia, andando di conseguenza ad incidere sulla statistica relativa ai principali motivi dell’abbandono dei minori dati in adozione.
Circa il 50% dei bambini che vanno in adozione internazionale è orfano a causa dell’’AIDS o della guerra.

La carestia e la siccità poi hanno determinato il fenomeno delle migrazioni delle famiglie dalle zone rurali alle città e la conseguente disgregazione dei nuclei familiari non più in grado di farsi carico dei bisogni primari dei bambini.
Oltre il 40 % dei minori adottati  è stato infatti abbandonato per  estrema povertà, tragicamente l’abbandono rappresenta oggi la strada  per salvare i figli dalla morte per fame e malattie.

La disciplina dell’adozione in Etiopia

In Etiopia le norme che disciplinano l’adozione definiscono criteri e procedure a tutela dell’interesse del minore. E’ il Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali (MOLSA) che verifica lo stato di abbandono del bambino prendendolo in custodia ed effettuando le indagini necessarie.
La legge ribadisce che la strada dell’adozione internazionale viene intrapresa soltanto quando è impossibile collocare il bambino in una famiglia locale (adozione nazionale) per evitare l’allontanamento del minore dalla terra di origine e dalla sua cultura. Ma difficilmente i bambini in stato di abbandono trovano una famiglia in Etiopia, per via delle già precarie condizioni economiche delle famiglie etiopi.
Sono adottabili i minori che abbiano almeno tre mesi di età, i cui genitori abbiano prestato il proprio consenso. Se questi sono deceduti assenti o sconosciuti, la rappresentanza del minore viene riconosciuta ad un parente prossimo oppure se il bambino è ospitato in un istituto  al direttore dello stesso .
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