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Il racconto di Monica e Tiziano

Addis Abeba

Siamo partiti domenica 20 marzo, abbiamo volato di notte (il volo da Roma parte all’1.50) e siamo arrivati ad Addis Abeba circa alle 9.00 di mattina. All’arrivo il primo atto è la richiesta del visto d’ingresso. Si può pagare solo in dollari e costa 20 dollari a persona. Non scoraggiatevi per la fila o per l’attesa, in Etiopia vi abituerete che la fretta non è di casa..
Siamo subito andati in hotel, Ghion Hotel. Qui apro una parentesi sull’albergo. Non vi so dire se sia a 3 o 4 stelle, ma lo consiglio vivamente. La struttura è in ristrutturazione, ma la maggior parte dei lavori sono ormai ultimati. Le stanze (in bungalow) sono più che dignitose, spaziose e pulite (gli asciugamani li cambiavano ogni giorno e le lenzuola ogni 3 giorni). Vi consiglio le camere nei bungalow che danno sul giardino interno. Il pezzo forte dell’hotel è un bellissimo parco dove è possibile trascorrere le giornate più calde e portare a passeggio i bimbi. L’hotel ha inoltre 3 ristoranti, piscina, campi da tennis, giochi e giostre per i bambini. Il costo per noi è stato di circa 55 euro al giorno per coppia (Tamerat non ha pagato perché inferiore all’anno di età).

Dopo una doccia e un veloce pranzo siamo finalmente andati a conoscere il nostro piccolino. Si trovava all’orfanotrofio Almaz di Addis Abeba. L’EMOZIONE E’ INDESCRIVIBILE! Il cuore batte fortissimo, non si hanno parole per ringraziare o per commentare, l’unica cosa che siamo stati in grado di fare è stata piangere tutto il tempo!

Ci hanno portato Tamerat nel suo costumino etiope ed era bellissimo. Come per tutti l’incognita più grande era rappresentata dalla sua reazione. Nel nostro caso, in realtà, non c’è stata reazione.
Tamerat è stato una sfinge tutto il tempo e fino al giorno seguente. Non ha pianto, non ha riso, lo definirei inespressivo. Ma già il giorno seguente ha cominciato a sorridere e non ha più smesso!
Dopo aver incontrato Tamerat, abbiamo accompagnato l’altra coppia che era con noi, all’orfanotrofio dove si trovavano i loro bimbi (6 e 8 anni). Questa volta abbiamo vissuto da spettatori le stesse emozioni. I bambini sono saltati subito al collo di mamma e papà, li hanno abbracciati e baciati con gioia. Sono bambini bellissimi e anche io e mio marito ci siamo subito affezionati.
I giorni seguenti sono strascorsi velocemente e sono stati particolarmente intensi. Abbiamo dovuto imparare velocemente a “fare i genitori”, capire i motivi del pianto e sforzarci di ricordare ninna-nanne per farlo dormire. Ci siamo poi dovuti recare in ambasciata a ritirare i documenti di Tamerat (certificato di nascita, certificato dello stato di abbandono, contratto di adozione, sentenza del tribunale di Addis Abeba e passaporto di Tamerat). L’ambasciata ci ha preparato i documenti circa 5 giorni dopo il nostro arrivo.

Un paio di giorni dopo il nostro incontro con Tamerat siamo tornati all’orfanotrofio (Almaz) e devo dire che ho visto tutto ciò che il giorno in cui siamo andati a prendere Tamerat non avevo notato.

L’istituto è abbastanza “fatiscente”, tetti in lamiera, pochissimo spazio dedicato ai bambini, solo un piccolo cortile di solo cemento. Ma nonostante ciò i bambini sono gioiosi e sorridenti, in discreta salute e ben nutriti. Hanno la loro scuola e tante persone splendide che si prendono cura di loro.
Abbiamo pianto forse anche di più del primo giorno e davvero, senza retorica, verrebbe voglia di portali a casa tutti con sé. I bambini sono stati dolcissimi e hanno dato tutti un piccolo bacio di saluto al piccolo Tame.
Nei giorni trascorsi ad Addis Abeba siamo anche riusciti a ritagliarci un po’ di tempo per fare i turisti. Abbiamo visitato il museo dove viene esposta Lucy ( il più antico scheletro di ominide ritrovato), siamo stati alla collina di Entoto (appena fuori Addis) da dove di può scorgere il panorama di tutta la città e siamo anche stati in un ottimo ristorante etiope (Gursha Restaurant) che vale veramente la pena di provare!

Purtroppo, ovviamente, girare in città “costringe” a prendere coscienza di quella che è la dura realtà dell’Etiopia, tanta miseria, moltissime persone malate che chiedono l’elemosina, baracche di lamiera come case e tantissimi bambini per la strada…

I bambini sono forse la nota caratteristica della città e purtroppo non ci si riappacifica con il mondo neanche in hotel, moltissimi ospiti sono famiglie adottive provenienti da tutto il mondo e a volte ci si sente quasi dei “ladri di bambini”, qualcuno che li estirpa dalla loro splendida terra, si ha come l’impressione che l’Etiopia sia (rubo la definizione del nostro compagno di viaggio) un “serbatoio” di bambini… la conclusione che abbiamo tratto è che dovremmo tutti augurarci ed attivarci perché un domani questi bambini possano nascere e crescere nel loro paese con serenità!

L’ultimo giorno il nostro ente ha organizzato una piccola festicciola per i bambini e Tamerat ha ricevuto anche un piccolo dono dalla signora Almaz, è stato un momento davvero emozionante!

Siamo poi arrivati al momento della partenza, il 30 Marzo dopo 10 giorni di soggiorno. Anche prima di partire è necessario pagare il visto di 20 dollari (attenzione perché per i bambini è necessario pagarlo in Birr).
Il volo è trascorso con tranquillità e Tamerat è stato bravissimo. L’arrivo è stato un altro momento di gioia. C’era tutta la famiglia ad aspettarci, tutti felicissimi!

Monica, Tiziano e Tamerat
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