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Il racconto di Nicola e Sonia

Addis Abeba, 25 agosto 2005

Dopo aver appreso dalle famiglie che ci precedevano al villaggio (grazie!) che nostro figlio non stava bene (all'inizio sembrava una bronchite, poi si è rivelata polmonite), abbiamo deciso di partire immediatamente per prenderci cura di lui.
Quindi abbiamo chiamato l’agenzia di viaggi e siamo così riusciti a partire il giorno successivo (26 agosto) nel pomeriggio.
Pieni di preoccupazione abbiamo affrontato il viaggio….siamo arrivati ad A.A. di notte; ritiro bagagli (i carrelli sono uno scherzo....hanno tutti una ruota schiacciata....non ho capito perchè!!!!); svolte le pratiche per uscire dall'aeroporto (con qualche difficoltà nel capire che VISA non è la carta di credito ma il visto d'ingresso!!!!!) ci siamo imbarcati nell'auto che ci aspettava con il nostro simpatico autista (FCADU, niente italiano ma in inglese ci intendevamo)...simpatico ma non altrettanto bravo alla guida!!!!!
Subito ci siamo resi conto dell’immensa povertà…una situazione molto più grave di quanto potessi immaginare.
Con la gente in mezzo alla strada (nonostante la tarda ora) e le buche-crateri non è stato uno scherzo arrivare alla meta.
Comunque....siamo arrivati a destinazione alle 01:30 circa...subito siamo andati in camera dove ci aspettava il nostro bambino.
Era stato portato in camera (dove è più caldo e un po’ meno umido) dalle famiglie che ci hanno avvertito così da poterlo controllare e nutrire meglio, siamo entrati e lo abbiamo trovato in braccio alla ragazza che durante la notte si prendeva cura di lui (TIGIST, bravissima....un'amica)….subito siamo stati accolti dai nostri amici anche se in piena notte!
Era sveglio...gli occhi spalancati, ci siamo riconosciuti.
E' stato naturale...era lui...non abbiamo pianto, era come se fossimo solo andati via per un po'.
Era l'ora della poppata, quindi ci hanno subito spiegato come fare il latte, quanto e quando....un po' confusi abbiamo assistito alla poppata e al ruttino....poi hanno finito di "passarci le consegne" e siamo rimasti soli. Doveva mangiare ogni 3 ore circa....quindi da perfetti ignoranti abbiamo messo la sveglia! Naturalmente si è svegliato da solo per reclamare il pasto...e ci siamo resi conto che la sveglia la potevamo pure buttare....tra le poppate e i canti della moschea vicino sarebbe stato difficile dormire!
Ci siamo goduti ogni sua espressione…quando si addormentava….al risveglio….durante la poppata…ogni cosa era la prima volta per noi e all’improvviso M. non era più un pezzetto di carta sul comodino.
Eravamo preoccupati per la sua salute ma nonostante questo non riuscivamo a toglierci la felicità stampata nella faccia.
Era (ed è) bellissimo vedere quei suoi occhi così scuri che ti guardano e ti studiano fino ad aprirsi in un sorriso.
Non respirava molto bene, molto catarro e tosse...e i giorni precedenti ci hanno detto che era molto molto peggio, ma adesso eravamo lì con lui e potevamo fare la nostra parte….insieme alle iniezioni naturalmente!
La vita per noi i primi giorni non è stata facile, dopo l'incontro che ho definito "naturale" abbiamo iniziato piano piano a renderci conto che eravamo dei "genitori"....con tutte le conseguenze!!!!
M. non stava bene e quindi non poteva andare fuori, quindi eravamo obbligati ad uscire a turno, anche per i pasti....di conseguenza pasti frugali e vita sociale = 0 (siamo anche diventati lo zimbello del gruppo per questo! :-) ). Però era bello stare con lui. Inoltre fuori pioveva spesso ed era molto umido e freddino, specialmente nel Tucul si rinchiudeva "aria da reumatismo".

Abbiamo iniziato a conoscere i vari personaggi del villaggio e i bambini, specialmente io che uscivo di più, mentre S. stava in camera a fare la mamma.
Prendendo esempio da chi mi ha preceduto, sono stato quasi tutte le mattine al nido, a cercare di dare una mano per quello che mi era possibile...oltre a fare coccole a tappeto!
Appena avevo tempo cercavo di trascorre tempo fuori con i bambini più grandi, e ho fatto amicizia con molti di loro, ne ricordo alcuni in particolare.
Tra i miei ricordi rimarrà sempre una mosca-cieca con i più grandi...che ciabattate! e una serata nel tucul giocando a “mxxxa” (è un gioco con le carte…non vi preoccupate!).
Una partita di pallone.....campana....chiacchiere.....stare con loro è la cosa più bella di quest'esperienza...oltre a mio figlio naturalmente!

Purtroppo fuori dal villaggio c’è la povertà e poco più…..tanta gente per strada, fango, baracche, lamiera…..una situazione che non sembra risolvibile…..ma anche tanta gente che ti sorride.
Ovunque sono andato non ho mai sentito ostilità, anzi, sono sempre stato accolto.
Il traffico è pazzesco e ci vuole una patente speciale per poter guidare, il clacson è lo strumento musicale più diffuso!
Per fare una piccola commissione andavano via così mattinate intere….ci sono dei tempi diversi….e devo dire che quando ero alla ricerca (invano) di un volo per rientrare prima (a causa dello stato di salute di M.) ho passato 2 o 3 giorni da panico…poi mi sono abituato e ho imparato a non avere fretta.
Andare ai mercati è divertente, anche se occorre cautela e magari è utile farsi accompagnare da qualcuno, va bene anche l’autista del taxi che comunque ha sempre un aiutante dietro per controllare la macchina.
Piano piano M. è migliorato e le condizioni meteo pure, così ho potuto portarlo alla vicina clinica Ethio Tebib per farlo visitare da un pediatra (costo 25 Birr = 2,5 Euro), il quale mi dette conferma che stava molto meglio e mi autorizzò a portarlo fuori quando il tempo lo permetteva.

Così anche M. ha iniziato a vedere che il mondo è ben più grande delle quattro mura della camera…..portandolo fuori non sentiva più sonno e fame….solo ipnotizzato da tutto e da tutti!
Ogni giorno qualche piccolo progresso, ogni giorno sempre più forte e ogni giorno ci siamo sentiti sempre più fortunati.

Il villaggio (orfanotrofio) è un’oasi rispetto all’esterno ma non si può negare che, pur considerando il contesto in cui si trova, ci siano cose migliorabili per le quali varrebbe la pena fare quel piccolo sforzo necessario per produrre enormi benefici....ma non è questa la sede migliore per parlarne.
Per quanto mi riguarda il mio soggiorno al villaggio è stato ottimo, certo…ci si deve adattare in qualche situazione ma niente che sia degno di nota.

Una bella cosa di cui posso essere testimone è la costruzione del nuovo nido.
Durante uno degli ultimi giorni la Direttrice mi ha fatto visitare questa struttura ormai quasi ultimata.
E’ molto più grande del nido precedente (più del doppio), arioso e luminoso (mentre l’altro è buio e umido), bagni nuovi e una stanzetta con riscaldamento per accogliere i bimbi che presentano problemi.

Gli ultimi giorni sono stati i migliori, ormai l’idea di partire prima era svanita (niente voli), M. stava meglio, ogni tanto c’era il sole, poi c’era l’amicizia con Tigist, Fcadu, le altre coppie, i bambini……e noi ci eravamo abituati a quella vita.

Venire via dal villaggio il 10 settembre alla fine non è stato facile…..ho lasciato lì un pezzo di me…….

Ci sono state varie persone che desidero ricordare con affetto e gratitudine:

- i nostri familiari che hanno reso questo momento ancora più speciale;

- per il sostegno e l'affetto ricevuto al villaggio e da casa, M. & P. - E. & D. - A. & M. parte della nostra felicità è anche merito loro;

- Tigist, la ragazza che pensava a Melaku, non è una tata del nido..ma è bravissima, siamo diventati amici e siamo anche usciti insieme un paio di volte. Mi ha accompagnato a fare acquisti e mi ha fatto sentire un po' etiope;

- Taddu, la maestra. Una volta mi ha anche chiesto di aiutarla a fare una lezione...parla benissimo italiano e anche con lei è nata un'amicizia;

- Fcadu, l'autista che ci ha prelevato. Un tipo simpatico, scherzoso, anche con i bambini. Sempre disponibile. Mi è stato di grande aiuto in tutte le mie sortite per cercare di tornare a casa il prima possibile, anche lui un amico;

- Ndeja, l'altro autista, parla italiano alla grande. Anche lui mi ha aiutato molto, grazie anche alle sue doti da interprete.

- la Sister, l'infermiera....parla inglese, è disponibile e gentile, ci vedevamo tutti i giorni al nido e ci siamo fatti anche qualche risata;

- le ragazze della cucina, uniche.....sempre sorridenti...(si mangia bene!!!!) addirittura nei 2 giorni in cui siamo stati soli al villaggio ci hanno portato i pasti in camera per farci stare insieme!!!!;

- Solomon, un ragazzo tuttofare...non ho parlato spesso con lui, ma lo cito comunque perchè nei giorni trascorsi lì ho potuto vedere quanto tempo dedicava a giocare con i bambini e il sorriso con cui lo faceva;

- le tate al nido….affettuose…fanno quello che possono e sanno fare;

- la Direttrice, vedevo anche lei tutti i giorni, parlando dei vari bimbi che presentavano problemi;

- i medici della clinica Ethio Tebib, gentilissimi e preparati.

Infine un caro saluto a tutti i nostri compagni di viaggio, sia quelli del settimo gruppo che ci hanno accolto, sia quelli dell’ottavo che abbiamo lasciato al villaggio.

Nicola e Sonia.....e M.!!!
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