







Il racconto di Viviana e Andrea
Addis Abeba
“Finalmente ci abbracceremo e staremo insieme … e sarà per sempre!!”
Sì, questa era la frase che continuavo a ripetermi prima della partenza, pensando al magico momento dell‘incontro! Ma a questo grande momento … l’INCONTRO … come ci siamo arrivati?
Quanto tempo (dall’abbinamento sono trascorsi 9 mesi) ad adorare le sue foto … ogni volta che ne arrivava una nuova, erano boccate di ossigeno … mi sembrava di rinascere da quei lunghi periodi in cui l’assenza di informazioni mi toglieva anche il respiro! Innamorati persi di una foto … come è possibile? Nemmeno la conoscevamo, ma ci mancava tantissimo. Siamo sempre stati una coppia iperattiva, sempre in movimento, ma negli ultimi mesi non si aveva voglia nemmeno di uscire a mangiare una pizza … il vuoto era ormai incolmabile …
E quando sognavo il momento dell’incontro … Aiutoooo … Mi chiedevo ogni volta se il mio cuore avesse mai potuto reggere a tale emozione!
L’attesa è dura, dura davvero, e tutte le coppie che decidono di intraprendere la strada di questa meravigliosa “gravidanza” lo sanno fin dal principio. Gli ultimi mesi sono davvero terribili, ma credo anche che le emozioni a cui ti portano siano davvero uniche, inimmaginabili, indimenticabili … ed è proprio bello quando tra le gioie e la sofferenza ti senti talmente viva che quasi sussurri al tuo cuore di fare meno rumore …
Quante volte mi sono sentita sola … le persone che credi siano le più vicine sono spesso quelle che ti comprendono di meno, ma non per cattiveria …. perché è così, perché forse con loro ti apri di meno, hai paura che non capiscano a sufficienza e che riescano solo a percepire sofferenza … e così soffrirebbero troppo anche loro. Devo ringraziare invece delle grandi amicizie … persone meravigliose che mi sono state vicine condividendo con me tanti pensieri, tante risate, tanti pianti, tante emozioni … Persone a cui non devi mai spiegare come ti senti, persone che ti capiscono solo guardandoti negli occhi, persone che accogliendoti si lasciano anche accogliere! Grazie di cuore …
Ed ecco che finalmente ti ritrovi la casa piena di borse, pacchetti, vestiti, scarpe, giochi, oggetti apparentemente insignificanti … Fino a qualche giorno prima sei quella che mette ordine ovunque (almeno nel mio caso) e poi inizi ad apprezzare il disordine e il caos!
Arrivano i biglietti aerei … Apro lentamente la busta … non voglio rovinarla … le mani tremano … ed ecco che subito leggo il suo nome con il nostro cognome accanto! Che sensazione! E subito il mio pensiero va a lei … Vorrei tanto che lei capisse che mamma e papà hanno in mano il suo biglietto aereo … Vorrei tanto che lei fosse felice come anche noi lo siamo.
Quei biglietti li custodisco gelosamente in una zona ancora incontaminata della casa … Li guardo il meno possibile per paura che si sciupino.
Ci siamo … È l’ultimo giorno a casa … Entrambi andiamo dal parrucchiere … pur essendo consapevoli che da lì a qualche ora i nostri capelli sarebbero stati massacrati da spray e shampoo anti-pidocchio. Ma non importa ne avevamo bisogno … Ultima doccia e le valigie pronte sulla porta. Non sono agitata … Mah che strano! Ed ecco che è giunta l’ora di chiudere la porta della nostra vita a 2! La mia famiglia … e i nostri amici Daniela e Daniele ci attendono sotto casa … carichiamo e via … verso la nuova vita!
Saliamo sull’auto di Daniele che dall’emozione ci stava portando a Malpensa anziché a Linate … hi hi hi…
Arriviamo all’aeroporto … e lì sì che iniziano le grandi lacrime … abbracciando tutti gli amici più cari che sono venuti a salutarci. Incontriamo i nostri compagni di viaggio, si procede con il check in … e … al gate ricordo solo tante lacrime tanti abbracci tanto amore dentro fuori e tuttintorno!
Ci siamo … si vola, naturalmente via Roma, dove incontriamo altri compagni d’avventura! Il gruppo ora è al completo. Sembriamo tanti ragazzini in gita scolastica … per sdrammatizzare la tensione si ride per ogni stupidata.
La notte sopra il cielo africano è stata lunga … non ho pensato molto … non ci riuscivo … avevo in testa tante emozioni … troppe … ho pensato forse di più al passato che al futuro … e credo di essere riuscita a dormire per 2 lunghissime ore
Arriviamo ad Addis Abeba … tutto pare tranquillo … troppo … ma noooo ecco che le lacrime arrivano appena l’autista del Villaggio Madonna della Vita ci viene incontro agli arrivi.
Carichiamo i bagagli, ci suddividiamo in più auto/taxi e si parte …. Sono ancora troppo tranquilla … cavoli, eppure da lì a mezzora avrei incontrato mia figlia! Ma ecco che mi basta vedere una giovane donna che con un neonato attaccato al seno si avvicina al finestrino per farmi annebbiare nuovamente la vista e credetemi non erano solo i vetri sporchi del nostro taxi! Guardo fuori attentamente mentre Andrea mi tiene forte la mano …. Guardo quelle strade come se le avessi già percorse, frugando tra i ricordi dei racconti di carissime amiche (la mia cara Francesca, Mylene, Anna, Serena, … ) …. Ed ecco che finalmente da lontano riesco a “riconoscere” la Moschea adiacente al Villaggio. Porgo la nostra telecamera ai nostri carissimi amici Sandra e Roberto … anch’essi tanto emozionati, con i quali abbiamo avuto la fortuna di condividere 10 dei 20 giorni del soggiorno in Etiopia. L’autista suona il clacson. Il cancello si apre …
Non so da che parte guardare … a destra, a sinistra, boh … non capisco più nulla … Cosa facciamo? Scendiamo subito dall’auto? Ah ... ecco che arrivano di corsa dei bambini, ma lei non c’è … Invece sì, eccola … lei è già lì …. vicino al cancello … è immobile …
La saluto dal finestrino con la mano, scendiamo subito … molliamo tutto per terra … e ci avviciniamo delicatamente a lei … trattenendo le lacrime per paura di spaventarla … Le diamo un bacio … lei non dice nulla …. sorride … ci guarda … mette una manina in tasca e tira fuori un braccialetto e un anellino per entrambi … i suoi regali di benvenuto! Che amore!
Si attacca al mio braccio, mentre accompagniamo i nostri amici al nido dal loro piccolo M., … e non lo molla più fino a quando saliamo le scale che portano alle camere delle famiglie. Lei tutta contenta cerca il suo nome sulle porte. Eccolo: camera n° 1, l’ultima porta a sinistra in fondo al corridoio, c’è scritto FAMIGLIA DI S.!
E’ il nostro primo nido e proprio dentro quella umidissima camera ha inizio la nostra nuova vita!
Facciamo qualche foto … e quasi subito lei chiede di fare una doccia … non vede l’ora di indossare dei vestiti nuovi … ma soprattutto delle scarpe tutte sue!
Le condizioni atmosferiche non sono molto a nostro favore. Piove almeno mezza giornata tutti i giorni, se non c’è il sole fa freddo e c’è molta umidità …
Spesso capita che non c’è elettricità e nemmeno l’acqua corrente, ma ci si organizza anche per superare queste piccole difficoltà. Si collabora molto con le altre famiglie … e nonostante la pioggia si esce spesso dal Villaggio perché vediamo che i bambini gradiscono davvero tanto andare fuori. Iniziamo comunque a far capire a nostra figlia che andar FUORI non significa solo andare in ITALIA … per loro FUORI (fuori dal cancello) significa ITALIA e non mercato, passeggiata, città, museo, ristorante, ecc. Come anche quando chiedi a qualche bimbo grande “ma sai dov’è l’Italia?” loro alzano gli occhi al cielo e puntando un dito dicono “aereo” … e ogni volta senti un brivido che ti corre giù per la schiena … tesori!
Mentre siamo al Villaggio si cerca di sfruttare al massimo quei momenti in cui non piove e quei pochi raggi di sole … Andrea gioca a calcio con i maschietti e con qualche femminuccia tra le più scatenate … io e S. andiamo spesso nel nido a coccolare quei piccoli angioletti che appena ti vedono sbucare dalla porta alzano le manine per essere presi in braccio. Oppure proviamo a seguire nostra figlia che cerca di farci capire quella che è stata la sua vita fino a qualche giorno prima.
Ma una delle cose che più mi emoziona è vedere i figli degli amici che ogni giorno mi mandano sms dall’Italia per sapere il loro stato di salute. E io soffro davvero tanto nell’impotenza di rispondere … Il governo etiope ha bloccato tutti gli sms in uscita per motivi di sicurezza interna. Mi rendo conto che non posso permettermi di chiamare tutti e allora riesco in qualche modo a fare avere nostre notizie tramite i nonni e soprattutto mia sorella che si fa in 4 per rassicurare tante mamme. So quanto queste cose facciano bene al cuore e all’anima …
La prima telefonata l’abbiamo fatta ai neo-nonni, che nel sentire pronunciare dalla nipotina le parole “ciao nonna!” (mia mamma è stata la prima) si sono tanto emozionati e credo poi abbiano trascorso i 20 giorni più lunghi della loro vita, ma per fortuna a casa c’era zia Laura a tenerli calmi!
Con le chiamate successive facevano a gara per rispondere al telefono … tutti volevano sentire la nostra voce e soprattutto la voce del nostro angioletto!
E poi … sentire al telefono la mia amica Francesca … Non resisto, al diavolo i soldi … ho bisogno di lei … tanto bisogno … così trovo la scusa del compleanno di suo marito, Stefano, e chiamo …anche se al telefono non le dico praticamente nulla, sentire la sua voce mi da la carica necessaria per affrontare i giorni che avevo ancora davanti … avrei voluto tanto un abbraccio o come diciamo noi “avrei voluto tanto mi mordesse il braccino”, ma non era possibile, dovevo accontentarmi di 3 minuti di telefonata …
E poi ho chiamato anche Manuela, la mamma di 3 meravigliosi bimbi che da lì a un mese sarebbero finalmente andati FUORI. Come avrei potuto non chiamarla? Ogni giorno i suoi figli mi riempiono di baci, di sorrisi, di carezze e io mi sento di trasmettere loro un po’ del nostro affetto, come se partito direttamente dal cuore della loro mamma e del loro papà. Mi sento quindi in dovere di tranquillizzare i genitori, dicendo loro che i bambini sono sereni e che stanno bene.
I primi 10 giorni trascorrono abbastanza velocemente.
Le giornate iniziano con la colazione, per noi verso le 08.00/08.30 (forse non ci crederà nessuno, ma la “sveglia” mattutina del muezzin della vicina moschea non ci ha mai svegliati!) … e si conclude dopo il TG di Rai International … verso le 21.30! I nostri pasti si svolgono nel tukul, una specie di soggiorno per le famiglie. In teoria vi hanno accesso solo le famiglie e i propri figli, ma ripeto … solo in teoria! Non è semplice stare dentro e osservare tanti nasini moccolosi spiaccicati sui vetri delle numerose finestre, tante manine, tanti occhioni grandi come fanali!
Oltre le varie attività che cerchiamo si svolgere in aiuto al personale del Villaggio, ricordo in modo particolare la distribuzione notturna di circa 400 pasti caldi per alcuni dei senzatetto che tutte le notti abitano i marciapiedi della città. Alle 21.30 i pasti sono pronti e vengono caricati sul pulmino. Salgono tutti i papà e i volontari presenti al Villaggio. Noi mamme salutiamo e andiamo in camera a mettere a nanna i nostri figli e ad attendere il loro rientro. Alle 23:00 fanno ritorno … Andrea si corica a letto e inizia a raccontare quello che ha visto, sentito, provato … mentre parla gli trema la voce … quella notte non ha chiuso occhio!
Tra un impegno e l’altro iniziamo a costruire il rapporto con nostra figlia, ma ci rendiamo conto che non è facile … e lo è ancor meno in quel contesto! Ci riteniamo comunque fortunati … crediamo che tutto procede per il meglio.
Ed ecco che siamo alla sera del 27/07 … 4 delle 8 famiglie partono per l’Italia, tra cui i nostri amici Sandra, Roberto e M.. Che emozione … ci salutiamo, saluto Sandra con un immenso abbraccio, quante lacrime … di gioia, di paura, di felicità, di angoscia … li guardo uscire dal cancello, è buio, e penso …. penso tutta la notte!
Il soggiorno prosegue per noi 4 famiglie … per fortuna andiamo tutti d’accordo … insomma siamo tutti della stessa pasta … anche perché iniziano i veri momenti di sconforto e l’aiuto e il sostegno reciproco sono indispensabili.
I nostri figli (tutti over 5 anni) iniziano a ribellarsi … io ne soffro tanto … mia figlia bacia tutti tranne me … corre da me solo per i bisogni primari … cerco di farmene una ragione, ma non è sempre facile … e in quei giorni, dove speri che si concretizzino tutte le meravigliose aspettative che ci si prefigge durante la lunga attesa, pare che tutto ti crolli addosso. Maddalena, Cristina e Alessandra … grazie … con me avete gioito, ma anche pianto!
Siamo in Africa è vero ma la nostra mente che subisce ogni giorno tanti sbalzi emozionali comincia a non reggere tante di quelle situazioni che magari appena arrivati potevano sembrare normali o irrilevanti. Qualcuno non può fare la doccia altrimenti la camera si trasforma in una piscina olimpionica. Iniziano i primi disturbi gastrointestinali e anche il cibo inizia a nauseare ... e pensare che fuori si muore di fame! Arrivano i primi pidocchi … cosa volete che siano dei minuscoli pidocchi … eppure una sera mi colgono alla sprovvista e mi portano ad una crisi di pianto … mi manca tanto la mia casa, vorrei tanto provare a fare la mamma, ma a casa mia, qui mi sembra di non riuscirci! Andrea, che pare essere più forte di me, cerca di aiutarmi, ma non so quanto sia in grado stavolta di fare il duro!
Quando sento al telefono la mia famiglia cerco di far sentire il mio morale alle stelle, ma non so se riesco a celare il mio stato d’animo. Parte un’altra telefonata alla mia amica Francy … avrei tanto voluto piangere al telefono, mi mancava tanto … ma anche in questo caso mi sono fatta forza e ho cercato di custodire dentro di me quei 3 minuti di telefonata … sarebbero stati la mia medicina per i giorni che restavano.
Mi faccio forza devo sopravvivere manca poco alla partenza … ma S. perché non mi considera la sua mamma … eppure i primi giorni tutto sembrava filare liscio ... avrò sbagliato qualcosa? forse non la merito … quanti pensieri, quante domande …
Oggi è il 05/08 … prepariamo le valigie ... mentre con l’aiuto di S. distribuiamo al personale del Villaggio tutto ciò che possiamo donare!
Si va a nanna presto … nostra figlia pare serena, chissà cosa starà pensando nella sua testolina … povero cucciolo! Cos’è per te l’Italia? E mentre si addormenta sfinita la guardo e prego.
Alle 6.00 suona la sveglia … dobbiamo ancora salutare tutti … facciamo colazione velocemente, portiamo nel tukul i bagagli e iniziano i saluti.
S. non sta ferma un attimo corre a destra e sinistra … va dalle amiche … dalle tate … dalla sua e nostra cara Betty … ed ora siamo attorniati da tutti i bambini … ne prendo in braccio qualcuno … vorrei prenderli tutti … ne bacio il più possibile … li stringo forte … le lacrime scendono, ma vedo che S. è felice (anche se non mi parla molto mi accontento di vedere che è serena) e così cerco di trattenermi, non voglio turbarla. Mentre ci avviciniamo al taxi sento una mano che mi tira la giacca … è M. … mi dice: bacio grande a mama Claudia e papa Mirko … Così mi sciolgo di nuovo.
Andrea sta salutando i suoi piccoli grandi campioni di calcio … Ma dove sono finiti tutti quei bulletti che nonostante fossero ancora cuccioli giocavano a fare i grandi? Sembravano tutti agnellini impauriti … tutti immobili e tristi ... ma non staccano gli occhi un solo istante dal loro amicone Andrea!
Sto per salire sul taxi … intravedo Betty dietro la croce … e corro ancora da lei per un ultimo abbraccio!
Finalmente riesco a salire .. saliamo tutti … il cancello si apre … siamo FUORI!
Mi volto per un istante (di più non riesco) e vedo tante piccole manine che si agitano. E se chiudo gi occhi le vedo ancora oggi!
S. è seduta davanti con la sua amica M.… guardo Andrea seduto accanto a me … anche lui con gli occhi gonfi … non riusciva a togliersi dalla vista gli occhi di quei bimbi, che, consapevoli della loro età (8/14 anni), forse vedendoci uscire hanno pensato “ed ora chi sarà il mio prossimo papà” “quanti papà vedrò ancora partire” “ne avrò mai uno tutto per me?”
Ricomincio dal distacco … il distacco dalla SUA terra, dalle SUE RADICI … mamma mia che esperienza davvero unica!
Arriviamo quindi in aeroporto ad Addis Abeba … siamo tutti tanto emozionati, un po’ increduli, ma anche tanto spaventati … I bambini sono tutti abbastanza sereni, mentre tra noi genitori si percepisce un certo nervosismo.
Ed ecco che l’aereo si muove. Ancora adesso sento un nodo in gola! Guardo la mia bimba che seduta vicino al finestrino stava per addormentarsi … la sveglio dolcemente … non poteva perdersi questo momento importante della sua vita. Fa quasi finta che non gliene importa niente, ma appena ci stacchiamo dal suolo etiope … mi stringe forte la mano e chiude gli occhi! Mi aspetto lacrime da un momento all’altro, invece si addormenta per un’ora e mezza circa, sfinita!
Atterriamo a Roma. Il Gruppo si divide, solo due coppie proseguono per Milano. Con grande fatica Andrea e Giuseppe recuperano, oltre alle nostre, anche le 4 enormi valigie CAE (che poi sosteranno nella cantina di mia suocera fino alla Festa di Montichiari), mentre io e Cristina proviamo a far mangiare i bambini in compagnia del mitico Luciano (volontario CAE).
Giusto il tempo di un boccone e poi al check-in, dove ci trattengono per quasi un’ora, finalmente i bagagli vengono accettati e di corsa (ma davvero di corsa!) al gate per l’imbarco! E senza nemmeno rendercene conto atterriamo a Linate. Recuperiamo abbastanza velocemente le valigie e …ma quanti eravate?????? Non ricordo nemmeno tutti! I più “intrallazzati”, Stefano e Francesca (con Paola e Giorgia, Manu e Alberto), ci attendono subito dopo il ritiro bagagli e per noi vedere i loro volti è stato meraviglioso! Lo è stato anche per S. … vedere Ste e Fra, due volti conosciuti, due zii ai quali si era già affezionata al Villaggio quando sono andati a prendere la loro A. … bè per lei è stato un primo impatto piacevolissimo … poi al di là delle porte scorrevoli tutto il NOSTRO MONDO: i nonni, zia Laura con Alexandro, gli altri zii e la cuginetta Marta, altri parenti, gli amici più cari, tra cui Daniela e Daniele, Sandra e Roberto da poco tornati dall’Etiopia, e tutti quelli conosciuti durante questo lungo percorso. Non riesco ad elencarli tutti, erano davvero tanti! Quali emozioni? Bè c’è molta confusione … sono felice … tanto stanca … e un po’ impaurita … ho paura che S. si spaventi per tutto ciò, invece sembra essere serena anche se molto spaesata.
Dopo circa 40 minuti di saluti … riusciamo a salire sull’auto dei miei cugini Fabrizio e Katia, e in circa mezzora arriviamo finalmente alla nostra casina.
Incredibile! Manifesti ovunque, palloncini rosa, nastri colorati (rosso, giallo, verde .. i colori dell’Etiopia), e sotto il porticato un tavolo imbandito e ancora tanta gente!
Che dire? Sono davvero stanca … siamo stanchi … ma non possiamo fare altro che apprezzare gli sforzi, l’impegno e l’entusiasmo di zia Laura e di coloro che l’hanno aiutata nel preparare la nostra accoglienza!
E finalmente, dopo un’altra mezzora di festa, entriamo nel nostro nido, ma questa volta siamo in 3!
Nonostante la stanchezza e la tarda ora, S. apre tutti gli armadi e i cassetti di tutte le stanze … poi dà una sbirciatina ai suoi giochi e senza commentare molto si mette a dormire.
Inizia così la NUOVA VITA di questa nuova famiglia!
I primi due mesi sono stati difficili … molto difficili. Credo sia normale avere delle aspettative … sognare ad occhi aperti durante la lunga attesa … è questo che ti fa andare avanti nei momenti di sconforto. Solo che dopo scopri che la realtà è un’altra. Eravamo preparati … avevamo ascoltato attentamente altre esperienze, accolto i consigli di psicologi e assistenti sociali, ma quando ti trovi ad affrontare la situazione … bè non è facile!
Il primo vero e autentico rapporto l’ha costruito con il papà … e fin qui nulla da dire … ma quando vedi che tua figlia abbraccia e bacia tutti tranne te ci stai davvero male. Praticamente non mi considerava per niente, mi evitava se non per i soliti bisogni primari. Ogni volta che le chiedevo qualcosa faceva musi e alzava le spalle (dicendo, in amarico, EMBI’) … io da una parte la capivo, ma dall’altra ci stavo tanto male, mi innervosivo e non so quante volte ho pensato di aver sbagliato tutto. Quanti pianti mi sono fatta! Le parole non rendono bene l’idea delle emozioni vissute in questo periodo … ma il mio cuore le ricorda benissimo.
Andrea, mi ha sostenuto tanto, soffriva nel vedermi soffrire e mi ha aiutato a fare chiarezza …dovevo per forza rimboccarmi le maniche e trovare il punto d’incontro tra me e mia figlia. Come? Ho iniziato con il mettermi nei suoi panni … mi sono proprio immedesimata … e cercavo di capire quali avrebbero potuto essere le mie reazioni i miei comportamenti. Ed è proprio qui che ho capito che eravamo/siamo proprio uguali. Ma come potevo pretendere così tanto da lei? Inconsciamente stavo aspettando che fosse lei a compiere il primo passo (quello vero) … ed io cosa stavo facendo per andarle incontro? Praticamente nulla … il problema stava in me.
Ho iniziato a trascorrere più momenti da sola con lei, anche se questi momenti li temevo, temevo anche di andarla a prendere a scuola, temevo che il suo sguardo basso e triste mi facesse male. Ma dovevo affrontarli … dovevo farle capire che io ero lì … nonostante tutto io ero lì per lei e con lei … per sempre!
Durante questi “nostri” momenti non sono mancate tante mie provocazioni … io odio i silenzi e quindi cercavo di creare delle reazioni … Mi stavo rafforzando e le mie paure stavano diventando sicurezze. Questo lei lo capiva e piano piano è riuscita ad aprirsi … e riuscendo ad esprimersi sempre meglio in italiano è riuscita a tirar fuori parte del suo dolore … talvolta misto a tristezza … talvolta misto a rabbia. Ogni volta per me erano pugnalate, ma capivo che il suo dolore doveva uscire e io dovevo essere pronta ad accoglierlo.
Ci sono voluti circa 3 mesi dal nostro arrivo in Italia per sentirmi veramente mamma e per sentire lei davvero figlia!
Quante volte mi chiedo se davvero mi merito questo GRANDE DONO! Ora, sono trascorsi 8 mesi e a volte mi sembra di TOCCARE IL CIELO CON UN DITO! Ogni suo semplice gesto mi riempie il cuore, ogni bacio, ogni abbraccio, ogni volta che mi dice “ti voglio bene”, ogni volta che dice “sono proprio contenta di avere questi due genitori un po’ matti”, mi sembra davvero di TOCCARE IL CIELO CON UN DITO! Lo so, di prove ce ne saranno ancora molte, ma ora siamo UNA FAMIGLIA e per affrontarle troveremo tutta la forza necessaria nell’AMORE!